“Ma devo pagare?” Consulenze un tot al chilo

Non sempre di cose utili si scrive su un blog, oggi ero in vena di riflessioni, complice la giornata andata completamente a pallino, e mi è tornata in mente una cosa letta qualche giorno fa, perché che frequento i famigerati gruppi di babywearing ormai lo sapete vero?

I gruppi offrono un sacco di spunti, spunti buoni il più delle volte, in qualche caso un po’ meno. Però non sono gli unici dai quali prendo ispirazione, anche le nostre caselle email sono teatro di divertenti richieste, a volte non troppo divertenti, ma alla fine ci ridiamo quasi sempre su.

A voi è mai capitato di andare dal dentista, dall’estetista, dal fruttivendolo o dal farmacista e chiedere: “ma si paga?” riferendovi ad una richiesta di prestazione, di servizio o di acquisto di merce?

Oppure vi è mai capitato, magari proprio dall’estetista di dire, “sai vengo con mia cugina facciamo entrambe la ceretta, alla fine tu usi lo stesso fornelletto, potresti farci pagare la metà?

Non vi è mai capitato?

Vi sembra una cosa inconcepibile?

State ridendo pensando che sono totalmente squilibrata?

Cioè, mai per un secondo quando vi recate da un professionista, qualunque esso sia, vi aspettate di NON dover corrispondere un pagamento per il servizio ricevuto o per il bene acquistato?

Vi sembrerà quindi normale che quando vi rivolgerete al suddetto professionista, osteopata, dermatologo, fisioterapista, logopedista, lo stesso non vi offrirà il suo tempo gratuitamente perché non è un filantropo non è un benefattore e no non vive nemmeno d’aria come i respiriani.

Bene direte voi e quale sarebbe la novità? Continuando a pensare che si devo essere totalmente squilibrata…

La novità è che pare che nel mondo del babywearing non sia così o meglio non sia sempre così, non lo sapevate?

Perchè consulenza fa rima con beneficienza

Leggo sempre più spesso di persone che chiedono se la consulenza è a pagamento:

ma devo aspettarmi di pagare qualcosa?

ma santa pazienza, ma che domanda è?

Per quale motivo NON dovresti “pagare qualcosa”?

Davvero faccio fatica a comprendere come sia possibile porre questa domanda, come si possa mai pensare che le persone facciano tutto pro-bono?

Perché la beneficienza è una gran cosa eh, ma insomma mi piacerebbe scegliere in maniera piuttosto riservata a chi e come decidere di farla.

Immagino che una consulente o un’istruttrice, saprà valutare, qualora lo ritenga opportuno, se in qualche occasione potrà rivedere il proprio compenso perché di fronte ad una persona in reale difficoltà, sempre in maniera totalmente riservata e sempre ricordando che il babywearing non è un servizio di prima necessità, tanto meno un intervento salvavita, e comunque all’occorrenza esistono quei momenti chiamati incontri informativi sul babywearing, gratuiti.

Ma tornando a noi, nessuno chiede lo sconto dal benzinaio o mi sbaglio? E allora per quale motivo la consulente dovrebbe farti il tre per due di legature perché vieni insieme alla tua amica del cuore?

La suddetta professionista, che ti dedicherà il suo tempo è una con il cuore grande, ti accoglierà a braccia aperte, ti insegnerà anche come legare il tuo bambino e poi, beh poi si accontenterà di un grazie, ma solo se sei stata soddisfatta eh. Perché se poi non ti sei nemmeno trovata così a tuo agio puoi anche non ringraziare e andar via anche un poco offesa.

Del resto “ma devo aspettarmi di pagare qualcosa”?

Le varianti in fascioteca: grazie prego scusi tornerò… o forse no

Non si contano ovviamente le sparizioni dopo l’invio delle condizioni di accesso – inviate sempre prima proprio per trasparenza e sempre previa richiesta – che ohibò, prevedono anche un piccolo contributo, funzionale all’acquisto dei supporti (tra l’altro).

Un semplice, “grazie ma non sono più interessata”, o il più neutro: “ci penso”, a volte sarebbero graditi, ma nulla di tutto questo, spariscono nel nulla con l’effetto dissolvenza. Peccato manchi una bella colonna sonora da film d’altri tempi… un po’ scena finale di Casablanca, avete in mente?

Del resto lo sapete anche voi che i supporti si trovano sotto i cavoli quando non li porta la cicogna, un po’ come i bambini giusto?

Poi per carità c’è sempre quella cosa che si chiama tempo, che vorrai mica abbia un valore, tu che hai avuto questa geniale idea di avviare una fascioteca, di costituire un’associazione, crederai mica al detto “il tempo è denaro” povera illusa!

Qualcuna ha avuto la bella pensata di chiedere, se una volta terminato l’appuntamento il costo le venisse reso, una specie di caparra per le due ore che avremmo trascorso insieme…

L’ho trovato geniale come pensiero, devo ammetterlo.

Insomma a ripensarci ci rido, sul momento un po’ meno…

Ecco io probabilmente sono stata educata male, e come me moltissime altre persone eh, ho sempre riconosciuto il lavoro degli altri, qualunque esso fosse e mai mi sono permessa di sminuirlo o di approfittarne, perché no, questo non si fa!

Perché se io entro nel tuo bar e chiedo un caffè tu ti aspetti che io prima di uscire lo paghi, così come mi chiederai di pagare il giornale in edicola prima di cominciare a sfogliarlo e no non potrò pensare di non pagare il nuovo taglio di capelli, se vengo nel tuo salone, non credo la prenderesti bene.

Quindi chiunque vi offra un servizio, deve essere pagato per quello che richiede, e qualora riteniate il suo compenso troppo elevato, ringraziate e andate oltre, agitando cortesemente la manina. Non serve nemmeno la colonna sonora di cui sopra 😉

About Giovanna

Giovanna alias Giò, amo viaggiare, il mare, i dolci, i libri per bambini, i film di Almodovar, le scarpe, il cioccolato fondente e la cannella. Quando mi appassiono ci metto l'anima, ma non cedo facilmente alle mode passeggere o alle lusinghe. La mia prima risposta e' sempre no, da buona bilancia amo ponderare tutti i pro e i contro almeno millemila volte. Chi mi ama lo fa per sempre.

2 thoughts on ““Ma devo pagare?” Consulenze un tot al chilo”

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *