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Cyberbullismo: una parola nuova per una storia vecchia

Cyberbullismo: uno degli argomenti più discussi e anche più delicati che riguardano i giovani ed anche i giovanissimi, che sono veri nativi digitali.

Secondo i dati forniti dalla polizia postale, nel 2016, sono stati denunciati 235 casi di cyberbullismo in cui i minori sono risultati essere vittime di reato. 88 casi di minacce, ingiurie e molestie; 70 furti d’identità digitale sui social network; 42 diffamazioni online; 27 diffusioni di materiale pedopornografico; 8 casi di stalking.

Abbiamo chiesto al nostro avvocato Francesca Spotti di parlarci del fenomeno dal punto di vista legale, per poter fornire strumenti ai ragazzi e alle famiglie vittime di un male vecchio come il bullismo, che oggi tristemente si rinnova approdando in rete. Perchè, se da una parte è fondamentale lavorare sull’educazione dei giovani per superare questo fenomeno, è altrettanto importante sapere cosa possiamo fare e quali sono i nostri diritti a riguardo.

La parola all’esperta

L’8 novembre sono stata invitata ad un convegno sul tema del cyberbullismo rivolto ai ragazzi di un liceo.

Quando mi hanno chiesto di parlare di questo tema, la prima domanda che mi sono posta è stata: “come mai si sente la necessità di affrontare argomenti come questo a livello istituzionale?”

I bulli ci sono sempre stati. Anche se forse non si sono sempre chiamati così. Ognuno di noi, ripensando al proprio percorso scolastico, non farà fatica a ricordare il ragazzino prepotente, quello che tutti un po’ temevano, quello che era meglio evitare nei corridoi. Quello di fronte al quale si avevano due alternative: cercare di allearsi, di farselo amico, oppure cercare di diventare invisibile, per evitare di entrare nel suo mirino, eventualità, questa, che sembrava essere più grave di qualsiasi catastrofe conosciuta.

Ognuno di noi aveva messo a punto una strategia difensiva, più o meno efficace. E a turno, ognuno di noi avrà capito, a proprie spese, che prima o poi, il proprio turno sarebbe arrivato. Con conseguente perdita immensa in termini di popolarità all’interno della scuola.

Dal bullismo al cyberbullismo. Cosa è cambiato, come riconoscerlo e cosa fare. C’è una legge che può aiutarci.

 

Da qualche anno la parola bullismo è entrata a far parte del linguaggio quotidiano dei giornali e delle televisioni. Ultimamente a questa parola si è affiancata quella del cyberbullismo, fenomeno analogo, che si distingue dal primo per l’utilizzo della rete internet, e che, proprio per questo motivo, ha infinite potenzialità di colpire la vittima, non avendo alcun confine di spazio e di tempo.

Ma come mai bullismo e cyberbullismo sono qualcosa di cui “i grandi” hanno preso consapevolezza? Come mai qualcosa che prima era sono una roba da ragazzi, diventa qualcosa di cui gli adulti si devono occupare?

Forse perché le conseguenze di questi fenomeni sono diventate assai più serie. Perché il grado di violenza all’interno delle scuole è aumentato. O semplicemente perché, pur fra molte difficoltà, cerchiamo di costruire una società più attenta, che tuteli il più possibile i più giovani.

Secondo Amnesty International Italia, nel nostro Paese, un ragazzo o una ragazza su due di età fra gli 11 e i 17 anni ha subito atti di violenza o esclusione da parte dei propri coetanei, ovvero atti di bullismo. Il bullismo – prosegue l’organizzazione – è a tutti gli effetti una violazione dei diritti umani che mina l’autostima e la dignità dei ragazzi e alla lunga può portare a situazioni di depressione e di ansia e a comportamenti autolesivi. Amnesty International definisce il bullismo una VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI, e riferisce che “l’esperienza nelle scuole dimostra un forte legame tra il bullismo e la discriminazione basata sul sesso, la razza, l’orientamento sessuale o altre caratteristiche uniche per l’identità di una persona. Come in ogni altra lotta contro la discriminazione, i diritti umani forniscono la giusta prospettiva per affrontare il fenomeno”. (https://www.amnesty.it)

Il cyberbullismo, esattamente, cos’è?

Qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, furto di identità, acquisizione illecita di dati, etc. che sia posta in essere ai danni di minorenni, per via telematica, con lo scopo di isolare un minore o un gruppo di minori, tramite un abuso, un attacco dannoso o la loro messa in pericolo.

Come ci tutela la legge

Il Parlamento non è rimasto insensibile a questo tema, e mediante la legge n. 71 del 2017, ha messo a punto strumenti nuovi proprio per affrontare il cyberbullismo, attraverso:

  1. PREVENZIONE
  2. ATTENZIONE
  3. TUTELA ED EDUCAZIONE NEI CONFRONTI DEI MINORI, INTESI SIA COME VITTIME, SIA COME RESPONSABILI DI ATTI DI CYBERBULLISMO.

Cosa può fare, allora, il minore che sia vittima di cyberbullismo?

Innanzitutto, se il minore ha più di 14 anni può agire personalmente. Se ha meno di 14 anni, in sua tutela dovrà agire il genitore o altro soggetto che eserciti la potestà sul minore.

Sì ok. Ma cosa può fare?

È abbastanza semplice: inoltrare una richiesta al titolare del trattamento dei dati o al gestore del sito internet, rivolta ad ottenere l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi dato del minore diffuso su internet, previa conservazione dei dati originali, anche nel caso in cui i fatti in questione non integrino alcun reato.

Dopo cosa succede?

Entro 24 ore, il soggetto responsabile del sito internet deve comunicare di aver preso in carico la richiesta.

Entro 48 ore deve provvedere all’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi dato del minore.

Se questo non succede, la medesima richiesta può essere inoltrata al Garante per la protezione dei dati, che mette a disposizione un apposito modulo che trovate sul sito del garante della privacy.

Non solo. Finchè per i fatti di cyberbullismo non viene proposta una denuncia alle autorità, si può chiedere al Questore di attivare la procedura di ammonimento. In cosa consiste?

Il Questore convoca il minore responsabile di atti di cyberbullismo, unitamente ad almeno un genitore (o altro soggetto che eserciti la potestà genitoriale), e lo ammonisce, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge.

Non è finita qui. La legge sul cyberbullismo prevede anche un ruolo attivo delle scuole:

  1. il dirigente scolastico che venga a conoscenza di atti di cyberbullismo deve informare tempestivamente i genitori, ed adottare azioni a carattere educativo;
  2. i regolamenti delle istituzioni scolastiche ed il c.d. “patto educativo di corresponsabilità” dovranno essere integrati con specifici riferimenti a condotte di cyberbullismo e prevedere sanzioni disciplinari commisurate alla gravità degli atti compiuti.

Questa legge, come ogni legge in realtà, presenta diversi profili critici. In particolare, si è detto, si poteva fare di più, e probabilmente è vero. In ogni caso, usiamo gli strumenti a nostra disposizione.

E denunciamo. Sempre.

 

Francesca Spotti

Avvocato penalista, si occupa di diritto di famiglia, diritto penale con particolare riferimento a reati contro la persona (maltrattamenti, violazione degli obblighi di assistenza famigliare, stalking, violenze e molto altro).

Milano: Via Francesco Sforza 3 tel.: 0254123935 fax: 0254011114

Monza: Via dei Mille 2 tel.: 0399467899 fax: 039946189

francesca.spotti@me.com

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